
G. Vercellin: il Canone di medicina di Avicenna

    Giorgio Vercellin, oltre a presentare Avicenna nel consueto
ruolo di mediatore fra scienza e filosofia greca e cultura europea
occidentale, mette in evidenza la funzione unificatrice che egli
svolse proprio all'interno della cultura greca, fondendo due
aspetti tradizionalmente separati: la filosofia di Aristotele e la
medicina di Ippocrate e di Galeno

Nato nei pressi di Bukhara, Avicenna appartiene al mondo culturale
iranico, ma pur se di cultura iranica (la lingua che parlavano era
il persiano), gli abitanti di quelle terre, convertiti all'Islam a
partire dall'ottavo secolo, erano parte integrante del vasto mondo
musulmano che a quell'epoca si estendeva ormai dall'Atlantico ai
confini della Cina. In conseguenza di ci la lingua della cultura
e delle scienze anche a Bukhara era l'arabo, ed  appunto in tale
idioma che Avicenna scrisse quasi tutte le opere composte durante
i suoi viaggi per le terre islamiche.
Impegnato in prima persona nella gestione amministrativa e
politica per conto di diversi sovrani (tanto che a un certo punto
venne perfino sospettato di tradimento e imprigionato) e attivo
nella pratica medica, ci che forse maggiormente caratterizzava
Avicenna era forse la memoria prodigiosa intrecciata a una grande
libert di pensiero. Queste qualit, unite a una straordinaria
capacit lavorativa, gli permisero di comporre opere fondamentali
per la storia della cultura: Georges Anawati ne suddivide la
produzione, che comprende 276 titoli inclusi gli scritti incerti e
apocrifi, secondo i seguenti settori: filosofia generale; logica;
linguistica; poesia; fisica; psicologia; medicina; chimica;
matematica; musica; astronomia; metafisica; esegesi del Corano;
mistica; morale; economia domestica; politica; profezia;
epistolografia e varia.
Ma il ruolo decisivo nella storia della cultura non risiede tanto
nella quantit delle sue opere: ben pi cruciale  stato il suo
collocarsi come uno dei punti culminanti della rielaborazione
della scienza greca da parte del mondo musulmano e - di
conseguenza - come strumento della successiva trasmissione di
quella scienza al mondo cristiano medievale. E' fin troppo noto
infatti come sia stata proprio la traduzione in latino delle opere
dei pensatori e degli scienziati musulmani a dare avvio alla
rinascita culturale dell'Europa meridionale dopo il periodo di
stasi seguito al crollo dell'impero romano e alle invasioni
barbariche.
Bisogna per tenere bene a mente che questa attivit, sviluppatasi
nella Sicilia normanna e soprattutto nella Spagna dove convissero
fino alla fine del quindicesimo secolo musulmani, cristiani ed
Ebrei, non solo permise ai dotti occidentali di riscoprire le
fonti greche, ma li mise soprattutto in contatto con le
rielaborazioni dei loro corrispettivi islamici. Non si tratt cio
da parte degli Arabi di una pura e semplice trasmissione passiva
(come talora si tenderebbe superficialmente a ritenere), bens di
produzioni originali: basti riflettere sul contenuto del pensiero
cosiddetto averroista e sul ruolo che esso svolse nelle Universit
di tutta Europa.
Vero  che, come notava ad esempio il Monneret de Villard nel suo
saggio su Lo studio dell'Islam in Europa nel dodicesimo e nel
tredicesimo secolo, Tutto questo lavoro [di traduzione], nel suo
complesso gigantesco, compiuto nel dodicesimo secolo, ha avuto lo
scopo unico di mettere a disposizione del mondo occidentale le
traduzioni di opere scientifiche o filosofiche, alla ricerca
soprattutto dei perduti capolavori del pensiero greco o di quelle
cognizioni tecniche per le quali il mondo islamico di tanto
primeggiava sul cristiano. Ma quale fosse veramente l'animo di.
Cura delle distorsioni. Incisioni nell'edizione giuntina del 1608
del Canone di Avicenna

questo mondo islamico, il suo pensiero intimo, in una parola la
sua religione, pochi anzi sembra se ne preoccupassero [U.
Monneret de Villard, Lo studio dell'Islam in Europa nel dodicesimo
e nel tredicesimo secolo, Citt del Vaticano, 1944, pagina 86].
Tuttavia questo delle conoscenze occidentali riguardanti il mondo
musulmano reale  un diverso problema. Ci che qui preme
sottolineare  che nel Medioevo la cultura europea aveva tra le
sue componenti costitutive, pi o meno esplicitamente
riconosciute, anche la cultura prodotta dagli intellettuali
musulmani, tra cui appunto primeggiava Avicenna. In particolare
poi a quell'epoca filosofia naturale e medicina si sovrapponevano,
avendo in comune quell'ampia area che oggi chiameremmo biologia.
Si tratta per di due tradizioni ben diverse, ognuna con la
propria letteratura e le proprie autorit: per la filosofia
Aristotele e per la medicina Galeno e, attraverso la lettura di
quest'ultimo, Ippocrate.
Ebbene, fu proprio nell'opera di Avicenna che quelle due
tradizioni, appunto di Galeno e di Aristotele, si intrecciarono
nella sintesi pi completa e pi feconda. Lo scienziato musulmano
scrisse infatti sia quello che pu essere definito il manuale per
eccellenza della medicina galenica (appunto il Canone, la chiara e
ordinata summa delle conoscenze mediche ai tempi del suo autore)
sia il testo fondamentale per la biologia aristotelica nell'epoca
medievale, cio la sezione intitolata Hayawan dello Shifa, la
prima opera onnicomprensiva della letteratura filosofica che
fornisse una dettagliata esposizione delle scienze greche, in
primo luogo di quelle di Aristotele.
Qui dunque si trova la ragione per cui ad esempio Dante - che pure
colloca nella nona bolgia dell'Inferno tra il seminator di
scandalo e di scisma Maometto storpiato e `Ali, suo genero e
quarto califfo, addirittura fesso nel volto dal mento al
ciuffetto (ventottesimo, 31 e 35) - incontra invece Avicenna nel
Limbo (quarto, 143), tra li spiriti magni (quarto, 119) con
occhi tardi e gravi, / di grande autorit ne' lor sembianti
(quarto, 112-113), insieme proprio a 'l maestro di color che
sanno (quarto, 131), cio Aristotele.
Il Canone venne dunque considerato per secoli una vera e propria
bibbia dei medici, il testo medico per eccellenza sia nel mondo
arabo sia in quello cristiano, nel quale ultimo Avicenna divenne
celebre come il priinceps medicorum.
[...].
Nella prima met del dodicesimo secolo il Canone diventava
disponibile anche per gli scienziati occidentali grazie alla
traduzione latina portata a termine da Gerardo da Cremona a
Toledo. Questo centro era divenuto una fucina di traduzioni
dall'arabo [...]. E' utile soffermarsi un attimo sul metodo con
cui si svolgeva questa attivit, perch esso mette bene in luce il
carattere interconfessionale e universalistico delle scienze
medievali. Ecco come lo descriveva il Monneret de Villard [Opera
citata, pagine 4-5]: L'avventuroso studioso europeo che prendeva
la via della Spagna e arrivava a Toledo era completamente ignaro
della lingua araba e prendeva i primi contatti con qualche membro
del clero cristiano indigeno (mozarabo), che naturalmente parlava
il volgare romanico, conosceva pi o meno bene l'arabo, ma non
aveva nessuna preparazione scientifica che potesse renderlo atto a
comprendere le grandi opere islamiche. I due assieme ricorrevano a
uno studioso ebreo: questo ignora il latino, ma sa bene l'arabo e
il volgare ed  uomo di cultura scientifica e filosofica.E' lui
che traduce frase per frase il testo arabo in volgare; il mozarabo
dal volgare lo rende in latino, naturalmente con tutta la
difficolt della sua impreparazione scientifica, della sua
imperfetta conoscenza della lingua e della differenza di pronuncia
con il latino che parla lo studioso occidentale; questo infine
cerca di dare una forma letteraria al testo che gli viene
trasmesso con il doppio veicolo del mozarabo e dell'ebreo. Si
comprende quindi, attraverso un procedimento cos travagliato,
l'imperfezione di quelle traduzioni latine che sono giunte sino a
noi

 (G. Vercellin, Introduzione a Il Canone di Avicenna fra Europa e
Oriente nel primo Cinquecento,
UTET, Torino, 1991, pagine 15-18)

